Affari e pozioni di donne medievali

Il libro di Maria Teresa Brolis è diviso in due parti; la prima si incentra sulla descrizione di otto grandi donne protagoniste della storia del medioevo ed è proprio la storia che ne conserva abbondante traccia.

La seconda parte invece racconta di donne comuni, è una storia non più dominata dalle forti personalità, ma qui contano soprattutto gli ambienti e i contesti comunitari, sono donne vissute nel ‘300 nel territorio di Bergamo e dintorni.

La narrazione di queste donne comuni è resa possibile da documentazioni quali testamenti, liste di assistiti o da elenchi di offerte.

Le due donne di cui voglio parlare fanno parte di quest’ultime e sono: Flora e Bettina.

Flora e gli affari

Giovanna, detta Flora, lasciò Bergamo per vivere col marito Pietro Grimaldi a Trezzo, nel milanese. In procinto di morire, il marito l’aveva nominata titolare e amministratrice dei propri beni, dimostrando di stimarla. Flora iniziò quindi a far fruttare il denaro ricevuto anche con il prestito, ma questa attività destava sospetti nella Chiesa; nel medioevo infatti, qualsiasi forma di prestito a interesse era considerata usura ed equiparata ad un peccato. Un cambiamento nella mentalità collettiva avvenne a partire dai XV secolo, quando alcuni ordini religiosi ritennero necessario istituire dei banchi di mutuo soccorso per sostenere le persone indebitate; nacquero così i monti di pietà.

Nel 1338 quando Flora dettò il suo testamento, non si sentiva tranquilla per l’attività svolta e volle rimediare restituendo i soldi guadagnati con l’usura. Dispose quindi molte offerte per i poveri, distribuì alimenti e ordinò che ai poveri arrivasse una minestra calda condita e cucinata.

Volle inoltre che i redditi derivanti dalle sue proprietà fossero distribuiti tra i poveri di Bergamo e affidò questo compito alla confraternita della misericordia, ma con una clausola: se quest’ultima si fosse dimostrata negligente nell’amministrazione, l’eredità sarebbe passata ai frati della colombetta.

Flora dimostra quanto fosse necessario stabilire regole chiare affinché i soldi arrivino davvero ai poveri.

La storia di Flora e di altre donne anche nubili, fa notare la loro intraprendenza economica, amministrando e incrementando il loro patrimonio senza alcun controllo maschile. Altre donne ancora si avventurarono nel settore dell’artigianato e del commercio, soprattutto quello tessile: lino e lana.

I casi citati si inseriscono in un panorama complessivo che vede la donna in grado di sostituire i mariti assenti per lunghi viaggi di lavoro, acquisendo così esperienza e intraprendenza economica nel mondo degli affari.

Bettina e le pozioni

Bettina invece viveva in una località montana a est di Bergamo in Val Seriana, zona ricca per la produzione e il commercio tessile. Da 10 anni è cessata l’epidemia della peste che ha mietuto vittime a Bergamo in Lombardia e in Europa e ha lasciato dietro di sé la paura. Molti però si sono dati da fare per riprendersi dallo shock e fra questi c’era Bettina che riceveva i pazienti anche da lontano e a cui consigliava rimedi. Illustrava per esempio dei rimedi da lei ideati per aiutare le donne che non riuscivano ad avere figli.

A Giovanni da Brescia che ha perso di colpo la parola, o ad un pover’uomo con la febbre, Bettina consigliava di bere delle pozioni fatte con erbe medicamentose e ai quali diceva di dover mettersi un pollo ben cotto e caldo sulla testa. Il contatto con ossa di animali morti era considerato un modo per ridare forza, energia e guarigione.

Bettina oltre al suo ruolo di guaritrice si attribuiva però anche la capacità di poter parlare con i morti e questo fu motivo di indagine: Bettina venne interrogata dal vicario del vescovo a Bergamo per dei chiarimenti… Nessuna condanna per lei ma le venne raccomandato di non continuare queste pratiche sospette e di rimanere in città sotto osservazione.

Lei era convinta di agire per il meglio: riferiva che i morti da lei interpellati, ripetevano quello che la Chiesa diceva da tempo e cioè di restituire le usure.

Nel suo interrogatorio apparve qualche sospetto di eresia ma lei assicurò di essere una buona cristiana. Nell’aria bergamasca erano infatti presenti delle sette eretiche tra cui i catari e i dolciniani.

Non sono documentate in questa fase condanne a morte ma pene pecuniarie. Nel suo interrogatorio Bettina si dichiarò estranea all’uso del pane eucaristico o dell’olio santo per fare i malefici pozioni o medicamenti per guarire varie malattie o per altre cause. Il vescovo di Bergamo aveva vietato infatti nel modo più categorico di usare il corpo del Signore per tali scopi. La storia di Bettina ci ha condotto sulle tracce di innumerevoli donne guaritrici, alcune “serie”, altre molto condizionate da una visione magica.

Matilde Oberbizer, 3G