L’uomo vince sulla macchina
La domanda che ci poniamo oggi è: “l’intelligenza artificiale supererà l’intelligenza umana?”
La risposta a questa domanda è negativa: ciò che è creato da qualcuno, in questo caso dall’uomo, non può superare il suo creatore.
Tutti gli oggetti prodotti dall’uomo hanno infatti una loro “intelligenza”, che gli permette di raggiungere uno scopo, ma questa intelligenza deriva non da loro stessi ma dall’intelligenza dell’artefice.
Prendiamo in considerazione un OGGETTO qualsiasi, ad esempio una matita: questa matita è stata PENSATA per un fine intelligente: scrivere; guidata dalla mano dell’uomo, il SOGGETTO, lo fa benissimo.
Tutti gli oggetti, dalla matita al libro, all’aereo e al sottomarino, via via progredendo in complessità, sono PENSATI da un’ intelligenza che li supera, che li oltrepassa, li “contiene”.
L’uomo quindi è il soggetto che pensa, vuole e progetta l’oggetto; l’oggetto a sua volta è qualcosa che non fa ma subisce l’azione: è passivo, perché è pensato, voluto, progettato (sono tutti participi passati).
Tutte le produzioni umane, quindi, si limitano ad eseguire le funzioni per cui sono state pro-grammate a priori, possono fare soltanto ciò che è stato deciso dall’uomo.
Anche il robot più sofisticato, come I-CAB, è un oggetto, e come tale si limita ad obbedire e a mettere in pratica ciò che gli è stato “insegnato”: non pensa, non è vivo, non è consapevole, non sa cambiare le sue modalità di azione e gli scopi per cui è stato costruito.
Per questo un robot può essere utilissimo per aiutare l’uomo: ci sono ad esempio mani robotiche che vengono utilizzate per operazioni difficilissime. Ma a progettarle c’è la mente e la mano di un uomo, e a guidarle durante l’operazione, ci sono la mente e la mano di un medico.
Per concludere possiamo citare il padre della prima macchina calcolatrice, Blaise Pascal, il quale insegnava che nessun oggetto, ne’ la calcolatrice, ne’ l’universo materiale intero, sa produrre un solo pensiero, un solo atto di libera volontà.
Tra il pensante e il pensato, tra l’uomo e una sedia, un aereo, un robot, vi è dunque una differenza ontologica incolmabile.
Maria Grazia Guida e Alessia Mosna, 3G