Eggsploitation: “Business is business”
Il giornalismo d’inchiesta ha spesso lo scopo di scoprire una verità scomoda, taciuta. Nei campi più svariati. Eggsploitation è un documentario che vuole fare luce su un commercio piuttosto recente: quello di ovociti femminili.
La regista è Jennifer Lahl, una Milena Gabanelli americana interessata a capire meglio cosa si nasconde dietro alcune pratiche – fecondazione artificiale, utero in affitto, esperimenti di clonazione umana…- che muovono tantissimi soldi, toccando “il corpo delle donne”.
La regista, nonchè produttrice ed attrice, vuole far conoscere l’altra faccia di un’industria che mostra spesso solo il suo lato più presentabile, mettendo così la popolazione al corrente di tutti i possibili rischi. Il suo elaborato ha vinto il premio come miglior documentario al California Independent film festival 2011, è stato venduto in oltre 29 paesi e mostrato in tutto il mondo.
Jennifer Lahl parte da un dato di fatto: la compravendita di ovociti umani si sta diffondendo sempre di più, soprattutto negli Usa. Questo fenomeno nasce nel 1978, come conseguenza delle tecniche di procreazione artificiale.
Le donatrici, e cioè le donne che talora donano, ma di norma vendono i loro ovociti, vengono reclutate tramite annunci pubblicitari e volantini, e vengono scelte in base alla loro bellezza, alla loro intelligenza e alla loro etnia.
Queste donne, di età compresa tra i 21 e i 29 anni, solitamente compiono questa scelta di vendere i loro gameti per necessità economiche: infatti le somme di denaro offerte loro dalle cliniche possono essere molto alte. Si tratta spesso di studentesse, che magari faticano a pagare le rette universitarie e decidono così di vendere i propri ovociti. Troppo spesso, però, non sono a conoscenza dei rischi che tale operazione comporta. Molte donne se ne sono accorte troppo tardi, quando erano già state colpite da emorragie, cancro, ictus, sterilità…
La modalità con cui si prelevano ovociti dal corpo di una donna, è la seguente: inizialmente viene interrotta la funzione ovarica affinchè il medico possa controllare il tempo di maturazione e produzione degli ovociti; successivamente, tramite un’iniezione ormonale, viene aumentata la produzione di ovociti (l’ovaia viene fatta lavorare intensamente, perchè occorrono molti ovociti, e non uno solo, come avverrebbe in natura). Questo però determina, nelle “donatrici”, il rischio di andare incontro a iperstimolazione ovarica. Nella terza ed ultima fase gli ovociti maturi vengono prelevati, tramite aspirazione, dalle ovaie, pronti per l’uso.
In America, ogni anno, il mercato di ovociti muove miliardi di dollari, ma, per evidenti motivi economici, non sono ancora stati fatti studi medici approfonditi per quantificare e rendere noti i rischi connessi.
Nel post operatorio, infatti, diverse “donatrici” hanno riscontrato gravi problematiche, come emorragie interne, peritonite e contrazioni ovariche, che hanno condizionato la loro vita per sempre. Dopo aver subito questa procedura alcune donne si sono ammalate di cancro, hanno perso la fertilità, o sono state colpite da patologie di origine neurologica.
In questo campo sono gli affari che contano, non la salute della donna, ridotta, secondo Jennifer Lahl, ad fabbrica ambulante di ovociti. “Business is business“, ma sino a dove?